Un’ostetrica di sala parto

Quelle che desiderano insegnarti per rassicurarti.

Quelle che si sanno adattare nel momento peggiore a tutte le persone di tutti i caratteri e razze.

Quelle che se son da sole fanno per tre, se son due fan per sei, se son tre fan per dieci.

Quelle che lavorano in un porto di mare dove in pochi si fermano a dire grazie.

Quelle che son dolci ma decise.

Quelle che hanno coraggio.

Quelle che quando fanno bene è normale, ma se sbagliano non sono buone a nulla.

Quelle che ti trasmettono e sanno ricevere.

Quelle che son più psicologhe dello psicologo.

Quelle che vedi una volta e poi non vedi più... e ti dispiace perché hanno fatto qualcosa di grande.

Quelle che hanno più soddisfazioni degli altri e questo è di grande stimolo per la propria vita.

Quelle che sanno scherzare nella giusta misura e "dosaggio".

Quelle che son sempre in prima linea, in trincea e in mezzo al fango.

Quelle che sanno benissimo come fare ma a volte non possono deciderlo.

Quelle che sono attente e anticipano eventi e pensieri e gli altri sono sempre dietro a rincorrerle.

Quelle che più di ogni altro apprezzano la vita.

Quelle che ogni tanto, sicuramente, piangono di nascosto.

Nella mia prossima vita, se sarò donna, farò l'ostetrica!

(Sandro, un papà)

Questa lettera trovata sul web e scritta da un papà descrive e raccoglie incredibilmente, parola per parola, tutte le emozioni e le esperienze che ho vissuto sulla mia pelle in questi anni nella “mia Sala Parto”, con le famiglie che ho incontrato e con i miei colleghi.


La “mia Sala Parto” è quella dell'ospedale di Sesto San Giovanni, ospedale di provincia, poco conosciuto in Brianza e snobbato dai milanesi. Una di quelle sale parto in cui gli ostetrici, i medici e le OSS lavorano con scienza e cuore (grazie anche ai numeri che lo permettono, circa 900 parti l’anno), cercando di garantire condizioni essenziali per l’assistenza ostetrica secondo l’OMS (assistenza one to one che determina un ridotto uso di partoanalgesia; tempi rispettosi del travaglio; libertà in sala parto; VBAC; ossitocina, amnioressi ed episiotomia solo se necessari).


In quelle mura sono cresciuta molto come ostetrica e come donna, dedicandomi con tutta me stessa. Alcune volte ho perfino avuto la sensazione che l’ospedale si prendesse troppo da me: anima, corpo, tempo. Nel cortometraggio qui sotto è rappresentata benissimo quella che è una lunga giornata degli ostetrici in sala parto.





La Sala Parto è potenza, nascita, rinascita, emozione pura. Un luogo in cui tocchi la vita, ma anche la morte. A volte è una trincea, piena di difficoltà e adrenalina, ed è indispensabile mantenere calma e lucidità.

Bisogna farsi le ossa e imparare le lezioni fondamentali per poter lavorare bene: intervenire prontamente in situazioni d'emergenza (e quando insieme ai tuoi colleghi contribuisci a salvare situazioni o addirittura vite, rimane in te una sensazione bellissima); conoscere i caratteri e i modi di agire di colleghi, medici e ostetrici, per saper mediare ed evitare azioni o interventismi inutili; entrare in empatia, in pochissimo tempo, con le donne e i loro compagni (e a volta risulta davvero complesso, ma da quello può dipendere la buona risoluzione di un travaglio e parto).


Per fare l’ostetrica/o non basta solo il saper fare, migliorabile facilmente con l'esperienza lavorativa, lo studio e l’aggiornamento continui. Gli aspetti più difficili da imparare sono il saper essere e il saper stare, che rappresentano la parte maggiore di questa professione, ovvero la relazione con l’altro basata sulla comunicazione e la capacità di osservazione, con il desiderio di comprendere veramente ciò che sta accadendo, tenendo conto di tutti i fattori in gioco.


Non si nasce ostetrici, lo si diventa. E per diventarlo bisogna avere una grande passione per l’essere umano.



* * *

Ho scelto volontariamente di lasciare la sala parto perché l'ospedale non mi bastava.


In Italia, la legge non permette agli ostetrici dipendenti pubblici di svolgere il proprio lavoro a 360°. Bisogna fare una scelta. Chi resta in ospedale dovrà occuparsi di donne a termine di gravidanza (e qualche ricovero per patologia gravidica) e di donne nei primi giorni dopo il parto che poi non rivedrà più, dipendendo totalmente dalle regole dell’ospedale e dalle decisioni di medici, capi e superiori. Chi invece sceglie di rimanere fuori dalla sala parto, può entrare in contatto con diverse realtà, seguendo le donne con libertà e potendole accompagnare in tutte le fasi della loro vita.


Un tempo l'Ostetrica, Levatrice o Ostetrica Condotta, era la donna nel paese che si occupava delle "faccende da femmine": della maternità, delle varie questioni femminili nell'arco dell'intera vita. Era la confidente e la custode dei segreti più intimi delle famiglie. Andava nelle case per eseguire le visite o appena un travaglio cominciava. Era conosciuta da tutti, ognuno la salutava ed era amata e rispettata da grandi e bambini. [if !supportLineBreakNewLine] [endif]

Oggi invece l’opinione comune definisce l'Ostetrica come "quella che fa nascere i bambini in sala parto". Addirittura esistono persone che non conoscono affatto questa figura sanitaria. Eppure la legge e il relativo profilo professionale, continuano a riconoscerle tutte queste competenze, indicando l'Ostetrica/o come la figura che si occupa della salute delle donne, dei bambini, delle famiglie e delle comunità, dalla nascita alla vecchiaia.

In seguito alla medicalizzazione progressiva della maternità iniziata negli anni sessanta e settanta, l'Ostetrica ha abbandonato le case per trasferirsi in Sala Parto, lasciando inutilizzata una parte sostanziosa delle sue competenze, mentre le donne si sono ritrovate pian piano abbandonate nei momenti importanti della loro vita, private della rete di sostegno e solidarietà femminile che fino ad allora era stata una certezza.

Oggi l'Ostetrica/o è nuovamente presente in diversi ambiti e contesti, non solo come dipendente pubblica in Sala Parto, nei reparti ospedalieri e nei Consultori Familiari, ma anche come libera professionista in studi e ambulatori privati, associazioni, palestre, piscine o direttamente a domicilio per assistere le donne, i bambini, le famiglie e le comunità.

L’Ostetrica/o assiste in autonomia la gravidanza, il travaglio e il parto in casa o accompagna in ospedale al momento del parto; accudisce durante il periodo del puerperio la madre e il neonato; si occupa di salute ginecologica, contraccezione, prevenzione e riabilitazione del pavimento pelvico; tiene corsi riguardanti: la gravidanza e il dopo parto, la salute femminile, l’educazione sessuale, la menopausa; insegna ginnastica e movimento in gravidanza, acquaticità neonatale e massaggio infantile.


Per questo ho deciso di essere “un’ostetrica condotta” e, con grande impegno e orgoglio, ho aperto lo Studio di Arte Ostetrica “Terra Madre” a Cologno Monzese con l’idea di creare un tempo e un luogo al servizio della salute della donna, del bambino, della famiglia e della comunità, con l’obiettivo di sostenere le donne attraverso l’informazione e la conoscenza di sé, affinché possano vivere le tappe della propria vita in modo consapevole.

Dedico questo mio primo articolo agli ostetrici ospedalieri,

che un giorno possano ricevere la considerazione che meritano.

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